
Noi vorremmo disporre, come il maresciallo Radetzky, che la nostra salma venga imbalsamata e messa in piedi, ed attendere così il giorno del giudizio. Radetzky, che morì a Milano nel 1858, volle che il proprio corpo fosse portato in un anfratto dell’Herrenberg, un monte della Boemia; noi, molto più semplicemente, vorremmo essere posti in prossimità dei santuari del potere regionale: nei giorni feriali in via IV novembre e in quelli festivi in via XXIV maggio, a Campobasso. E vorremmo così attendere, in piedi, in mezzo a un mondo di rovine, come direbbe Julius Evola, che il giorno del giudizio si abbatta sul Consiglio e sulla Giunta regionale, su Charlie Brown, i suoi assessori e i suoi consiglieri. Ci parrà, tra mille anni, di vederli ancora come oggi, incartapecoriti e vanagloriosi, convinti anche domani di essere eterni. E in vece saranno morti, domani come oggi. Morti nel cuore di quegli uomini e quelle donne che da loro avranno ricevuto solo promesse, vaniloqui, alluvionali prese per i fondelli. Ci parrà, tra mille anni, di vederli in ossa e supponenza, convinti ancora di poter varcare le soglie dei loro caldi uffici, di poter appoggiare le loro nobili terga (in questo caso divenute un bacino scarnificato) su comodissime poltrone. Sfileranno tutti, da Yuppi Du a Montalcini, e anche i peggiori bagagli a mano di Iorio Tse Tung, guidati da Capitan Sifone. Mancherà solo uno di loro, il senatore Maciste, cui toccherà, in morte come in vita, il medesimo ruolo: quello di monumento ai caduti.
Corrado Sala
1 commento:
finalmente ti si rivede. Bravo continua così
Posta un commento