domenica 30 novembre 2008

John Wayne da Rio Vivo




Da domani, per far contento Gianfranco Vitagliano, il John Wayne di Rio Vivo, Nuovo Molise non verrà più distribuito con “il Giornale” ma direttamente con la scatola delle pastiglie effervescenti Alka Seltzer. Questo, evidentemente, non a scopi editoriali ma digestivi. Lor signori, per colpa di questo foglio per loro sovversivo, soffrono di feroci coliche intestinali. Ne abbiamo avuto una prova ieri mattina quando, da bravo Generale Custer del “trabucco”, Vitagliano ha dato conto delle proprie coliche nel corso di una conferenza stampa appositamente convocata. Noi, per comprensibile necessità, l’abbiamo seguita a naso tappato. Quella fragranza che Fantozzi (quello vero) chiama nobilmente ventilatio ventris putrescens si è infatti immediatamente diffusa nell’aere nello stesso istante in cui la conferenza stampa è iniziata. Indetta, sia detto di passata, per coprire di effluivi maleodoranti i giornalisti di Nuovo Molise. Questo alla presenza di nostri numerosi colleghi i quali, ciascuno a modo loro, hanno trattato la notizia secondo il proprio corredo mentale. Già, ma qual è, in tutto questo, la notizia? Non è, come voi crederete, il fatto che Nuovo Molise, per lor signori, sia una stecca fuori dal coro che li osanna. No. La notizia è in una scoperta fatta dal nostro giornale, a cui si deve l’aver dimostrato come, tra i più perniciosi effetti della condizione servile, vada annoverato l’accanimento con cui i servitori fedeli, molte volte, prendono posizioni ancora più arretrate dei loro stessi padroni. Ieri, in questa università della mappina e del salvietto, al servizio del Magnifico Charlie Brown, si è laureato con lode l’assessore Vitagliano. Agli auguri di Sala, Sammartino e Cavuoti si aggiungono quelli di tutta la redazione.

Corrado Sala

giovedì 27 novembre 2008

Camerata Provolone


Come esiste quella di fragola o caffé, esiste anche la voglia di bocconcino che è quella, apparsa in copia unica, sulla fronte del camerata Scamorza. Con questo arabesco, come dire?, matesino doc, lo sturmtruppen di Bojano, in uno dei rari momenti di pausa nel fitto traffico di latticini che intrattiene con Roma, ha trovato il tempo di riunire la commissione per la verifica delle incompatibilità. Svegliatosi dal torpore caseario che lo contraddistingue, martedì scorso ha trasmesso al presidente Pietracupa una verbale col quale segnalava, oltre al rincaro del Galbanino e del pecorino pepato, anche l’incompatibilità del consigliere Pallante con la carica di sindaco di Frosolone. La cosa, non di secondaria importanza, sfuggita al camerata Scamorza, è invece nota a tutto il globo terraqueo. Quintino Pallante, da sindaco di Frosolone, si era dimesso già dal sabato che ha preceduto il martedì scamorzaro nel quale, tra una treccia e una ricotta, è apparso anche il verbale allo stracchino che rilevava e segnalava l’ingombrante incompatibilità. Non c’è male per uno che, entrando nel listino maggioritario, è entrato, come dicono a Carovilli (dalle parti del senatore Maciste che sull’argomento c’ha scritto una tesi di laurea), nella “pezza del formaggio”. Ma anche in questa circostanza la sorte è stata benigna. Partito con una solo timbro, il camerata Scamorza s’è ritrovato alla fine ad averne due. Da martedì, oltre a quella di bocconcino, sulla fronte gli è spuntata un’altra voglia, tutta meritata. Quella di provolone. Da camerata Scamorza a camerata Provolone. Una gran bella carriera.


Corrado Sala

martedì 25 novembre 2008

Von Karajan da Carovilli




Piazza Navona - Mostrandosi così come Dio l’ha fatto, a polsini slacciati e con l’aria da gallo cedrone, il senatore Maciste è intervenuto sulla proposta di legge regionale a sostegno dell’editoria. Ulisse Maciste, che insieme alle mosche è una delle cose politicamente più inutili inventate dal Creatore, è il direttore di quell’orchestra regionale che, nel cimiteriale silenzio dell’Ordine e dell’associazione di categoria, vorrebbe fare il cappottino di legno a Nuovo Molise e a chi vi scrive. Per fare informazione in Molise bisogna essere molisani: è, in estrema sintesi, la tesi di questo senatore trifolato. Bisognerebbe che qualcuno spiegasse a quest’uomo, simpatico come una polmonite, che il successo di un giornale non è nel numero dei nemici ma in quello dei lettori. Peccato (per lui) che le statistiche boccino inesorabilmente la fantasiosa teoria, dimostrando inequivocabilmente una cosa: se è certo che l’editore è forestiero è altrettanto certo che i lettori sono molisani. Sono loro, e loro soli, a decretare quanto valga Nuovo Molise. Conta la sede del lettore e non quella dell’editore: te capì, Maciste? Ma è inutile, il Von Karajan di Carovilli, intento com’è a dirigere l’orchestrina delle esequie, è sordo ad ogni ragionamento. Che fare? Nulla! Come dice Calvino nel Barone rampante: “La pazzia è una forza della natura, la minchioneria una debolezza” e noi, in Molise, quanto a politici minchioni deteniamo il primato. Anche quanto a direttori. Su questo tema, quello delle direzioni, anche noi, come Maciste per l’editoria, vorremmo proporre un emendamento. Ad una legge a sostegno della faccia: “In una sola famiglia o si dirige il coro di calunnie contro Nuovo Molise o si dirige una televisione”. Te capì, Maciste?



Corrado Sala

domenica 23 novembre 2008

L'onorevole Trebbia


Scusi, Di Pietro, com’è andata la raccolta delle olive? “Noi, dell’Italia dei Valori…”; e il vino, onorevole, com’è il vino quest’anno? “Noi, dell’Italia dei Valori…”; e le vacanze di Natale, le passerà a Montenero? “Noi, dell’Italia dei Valori”. Fateci caso, qualsiasi cosa voi chiediate a Di Pietro, egli vi risponderà sempre con quell’incipit recitato ad occhi sgranati, a palmi aperti e con movimenti sussultori del capo che ricordano quelli delle galline quando scoppia il temporale. Anche se gli chiedete: onorevole, ce l’ha uno “svedese”, un cerino, un ceppo per accendere il sigaro? Egli vi guarderà ad occhi “scopparelli”, come dicono in Umbria, e poi partirà come un giocattolo a molla: “Noi, dell’Italia dei Valori…”. Ecco, loro, dell’Italia dei Valori, si sono riuniti ieri a Campobasso; da sinistra a destra, come ce li hanno mostrati le telecamere: Anita Di Giuseppe, la gemella Kessler scampata a Canzonissima, Peppiniello a’paglietta, detto Astore, l’onorevole Trebbia, con barba Trappista al carboncino, Massimo Romano, l’E.T. di Bojano, e, senza bigodini, il presidente dell’associazione Consiglieri sordomuti, Nicandro Ottaviano. Tutti insieme, e ad uno ad uno, ci hanno ricordato che il Creatore, che si sa qualche cantonata la prende (leggi alle voci Fusco e Maciste), ce li ha mandati sulla terra con una missione precisa: fare, fare, fare. In missione per conto di Dio, come i Blues Brothers, loro hanno un solo principio: la politica del fare. L’hanno ripetuto in tutte le salse, finendo persino con l’accusare di plagio Charlie Brown. “Iorio ci ha copiato la politica del fare”, ha gridato l’onorevole Trebbia. E’ vero! Questi due, quanto a fare la “mmuina”, come dicono a Napoli, sono proprio due gocce d’acqua.

Corrado Sala

venerdì 21 novembre 2008

Giornalismo, passione e poesia


Lo scopo dichiarato di questa rubrica è quello di denudare i potenti, evidenziarne tic e tabù, sottolinearne le quotidiani goffaggini. Irriverentemente, noi li appelliamo Lor Signori e più noi li spernacchiamo e più loro si gonfiano. Di pelo e di rabbia. Tra tutti, quelli più gonfi e scarmigliati sono il senatore Maciste e l’ultrasessantenne assessore alle politiche giovanili della regione Molise, Angela Fusco Querela. Entrambi hanno smosso mari, monti e paludi, queste ultime luoghi di loro abituale frequentazione. Procure, Digos, Ordini dei Giornalisti (Molise e Lazio), insomma hanno tediato un po’ tutti con una sola, sottesa richiesta: fermate Corrado Sala! Strappategli quella pennaccia. Per ora non ci sono riusciti e noi, promettiamo, continueremo a spernacchiarli. Però oggi, da questo spazio, vogliamo tessere un elogio che va alla nostra collega Laura Calfapietra della Tgr del Molise. Grazie a lei, martedì scorso nell’edizione Tg delle 14, non solo abbiamo assistito ad un ottimo pezzo di giornalismo, cosa che in se non sarebbe una notizia, ma abbiamo apprezzato un pezzo di ottimo giornalismo fatto con passione e poesia. Due doti rare in questa regione. Se poi consideriamo che il servizio non era dedicato alle facce non di bronzo ma di plutonio che girano in regione, la cosa è doppiamente lodevole. I protagonisti del “pezzo” erano i profughi somali ed eritrei ospiti in un Hotel di Campomarino. In una regione dove anche tra i giornalisti impera il cinismo e la mediocrità, questo basta e avanza per dire brava ad una collega.


Corrado Sala

martedì 18 novembre 2008

PFM: Premiata Fiaschetteria Molisana


Ieri mattina, ammettiamolo, Nuovo Molise è uscito con un titolo sbagliato: “Iorio faccia di bronzo”. Così, per difetto, l’apertura in prima. Man mano che si proseguiva nella lettura, infatti, venivano evocate altre facce, come dire?, più molli e non proprio di metallo. Ad esempio, insieme a quella di Charlie Brown, a noi appariva la faccia rubizza del senatore Maciste. I due, “culo & camicia” della sanità molisana, sono stati ieri i protagonisti della seduta che il Consiglio, tra le altre cose, ha dedicato alla legge di riordino del sistema sanitario regionale. Il famigerato Piano sanitario per il quale la masseria regionale, chi la governa e gli armenti che vi svernano, sono stati tutti diffidati ad una rapida approvazione. Mentre Ulisse Maciste giaceva in piazza Navona col solito colombo in testa, tutti gli altri, cominciando da Iorio (per l’occasione pettinatosi nella galleria del vento), giravano tra i banchi scambiandosi risolini come se avessero vinto allo Zecchino d’oro. Tale c’è parso, ad esempio, il camerata Scamorza all’atto di ricevere un buffetto sulla guancia da Nicola Cavaliere. Angela Fusco Querela, assessore al lavoro, stava invece seduta sul suo scranno, felice come un’allodola sul ramo. Rideva e roteava gli occhi, come chi cerca una zanzara di notte, allumando verso i banchi della stampa dove, fedele al suo ruolo, è solita procurare il lavoro: per i giudici e per l’Ordine dei giornalisti. Insomma, più che il Consiglio regionale, sembrava una fiaschetteria d’avvinazzati. Ridevano e si davano gran pacche sulle spalle, quasi tutti, come se nulla fosse. Tanto che noi, quando abbiamo visto allinearsi Fanelli, Velardi, Incollingo e Terzano (i Bee Gees regionali) abbiamo temuto che qualcuno si mettesse, oltre che a ridere, anche a cantare. “Night fever”? No: “Tragedy”! L’unica canzone buona per questa regione.

Corrado Sala

domenica 16 novembre 2008

Il sofà


Una nostra brillante collega, dopo averne dedicata una all’onorevole Cicciolina, per restare al tema delle interviste esplosive ai divi del Parlamento, ha interrogato il senatore Maciste. L’intervista, rilasciata dal posto fisso assegnatogli in piazza Navona, dove Ulisse Maciste è uso sostare con un colombo in testa, andrebbe sottoposta al test etilometrico. Tanto sono euforizzanti le considerazioni fatte da Maciste. Nel corso di questa chiacchierata, come dire?, al vermouth, Frate Cipolla non perde il vizio per il quale Boccaccio lo ha reso famoso nel Decamerone: quello di gabellare il prossimo. Come Frate Cipolla, che spacciava ai contadini le penne di gallina per quelle dell’Arcangelo Gabriele, Frate Maciste spaccia la sua verità sulla sanità regionale come se lui, fino a qualche ora fa, fosse stato assessore al ramo (e al tronco) non del Molise ma, chessò?, del Piemonte o del Friuli Venezia Giulia. “La partita è aperta e si giocherà in aula, in Consiglio regionale”, dice con linguaggio atletico, da massaggiatore; e poi, ancora, chiosa con un perentorio: “Possiamo farcela!”, questa volta parlando come Edmondo Fabbri nei cinque minuti finali di Italia-Corea. Ma non è finita. Quest’uomo, nato prima che inventassero il pudore, aggiunge: “Roma ci ha imposto tre passaggi: la creazione di un nucleo di controllo delle strutture private, le ristrutturazione della rete ospedaliera e il Piano sanitario. I primi due sono già risolti”. Come dire: abbiamo termosifoni e lampadari ma ci manca la casa. O meglio, tornando alla prima delle interviste: abbiamo guepiere e longuette ma ci manca il sofà.

Corrado Sala

venerdì 14 novembre 2008

Impronte digitali


“Un gruppo di giovani con contratto di collaborazione” (così si firmano), dietro cui si nasconde uno dei peggiori bagagli a mano della casta regionale, ha inviato alla stampa e al mondo una lettera aperta che abbiamo letto a naso rigorosamente turato. L’oscuro estensore, una sorta di Bifidus ActiRegularis della regione Molise, sostiene la fantasiosa tesi che i giornalisti, specie se ciociari e fascisti, e quindi appestati, dovrebbero astenersi dal descrivere il macilento ammasso di collaborazioni con cui questa regione, di fatto, alimenta aspettative e politicamente ricatta centinaia di giovani. “Cosa nostra, come vi permettete di parlare!”. E’ questo il messaggio che affidano, strumentalizzandoli, a quei giovani che a loro tornano molto comodo, come le calzamaglie ai banditi. Per parlare di uova marce, lor signori volponi, i giornalisti li vorrebbero galline. Così da mangiarseli. Vorrebbero, lor signori mangiagalline, una stampa coccodè, al Vov, corretta all’uovo, come il Marsala. Si vantano di porcherie clientelari che, per inquinare ancora di più le acque, chiamano in inglese. Pensando che nessuno capisca. Dicono “Long List”, lista lunga, e invece pensano “Along List”, la lista di quelli che stanno con la faccia “lungo” il muro della precarietà. E di questo dovremmo tacere? Dimenticatelo. Continueremo a scrivere e a firmare potendo, a differenza vostra, scegliere tra nome e pseudonimo. Cosa che a voi non accadrà mai. La vostra firma è una sola: le impronte digitali.


Corrado Sala

martedì 11 novembre 2008

Sacrestani & Cow-boy


Quando ieri pomeriggio abbiamo letto la nota stampa divulgata da don Michele Iorio, la nostra idea era che in fondo vi avremmo trovato la firma di Brigitte Bardot, indomita nemica delle pellicce. Pensavamo, scorrendo le righe, che si trattasse di un’accorata difesa di visoni, ermellini o volpi. Si parlava, invece, di quei giovani “offesi” da Nuovo Molise, definiti anelli di una “catena clientelare” dinanzi alla messe di consulenze della regione Molise. Secondo Iorio Tse Tung i giovani, attraverso le consulenze, hanno invece potuto “lucrare una preziosa consulenza e dare alla regione Molise in contropartita il loro entusiasmo”. Insomma, col tipico linguaggio degli agrari quando hanno a cena il parroco (lucrare!?), Charlie Brown scrive del Molise come del Paradiso: “è una delle più virtuose regioni d’Italia per quello che riguarda il numero di consulenti puri”. Scrive puri, parla di entusiasmo, descrive il Paradiso e intanto pensa al panettone (quello suo) che questa schiera di lucrar tori entusiasti gli assicurano da anni. Consulenti puri, dice, il che fa pensare anche che ve ne siano di impuri, cioè quelli che non vivono di solo scrocco. Tra i puri e gli impuri, noi ci chiediamo a quale categorie appartengono gli estensori dei comunicati presidenziali. Ne conosciamo uno che da la mano a sole dita, come usa in sacrestia, e un altro che porge il palmo pieno, come chi ha appena venduto il vitello. Ma chi scrive, per Iorio, i sacrestani o i cow-boy?


Corrado Sala

lunedì 10 novembre 2008

Cervello fritto


L’unica volta che il senatore Maciste si è imbattuto nella parola “cervello” – quello politico, s’intende – è stato quando glie l’hanno servito fritto al ristorante. Di questo ci siamo persuasi definitivamente leggendo la lettera aperta che questo centometrista del rancore ha dedicato a Nuovo Molise. Tema: le notizie provenienti dal vertice romano del Pdl dedicato al “caso Molise”. Vertice, come tutti i vertici condivisi con l’On. Verdini, “sereno e pacato”. Così scrive Ulisse Maciste a cui questi vertici, a furia di salire sulle cime, devono aver provocato il congelamento del naso e dolorosissimi geloni. Questo Yeti di Carovilli, famiglio delle alte sfere e indebitamente sottratto alle nevi himalayane, è salito talmente in alto tanto da precipitare dall’abbaino nel quale vive a Palazzo Madama. Ciò è avvenuto al quindicesimo puntino col quale intendeva chiudere la propria lettera - un vero e proprio saggio di lotta greco-romana – che si è invece tragicamente conclusa al quattordicesimo pallino. E’ che quest’uomo scrive utilizzando le mani e i piedi, come i concorrenti nelle corse coi sacchi e, talvolta, anche le ginocchia, come i suonatori di pedal-steel guitar. Così si conclude l’epistola: “Noi che viviamo una vita normale, tra gente per bene, siamo però pervasi da spirito cristiano, e con la speranza nel cuore, continuiamo a lavorare. E aspettiamo”. Seguono i quattordici puntini. Senatore Maciste, in attesa che qualcuno le spieghi che perbene, in questo coso, va scritto attaccato, anche noi, gente “permale”, lavoriamo e aspettiamo. Che la portino in piazza Navona, con un colombo in testa e uno sul braccio, a vendere il becchime. L’unica ragione che giustificherebbe la sua residenza romana.

Corrado Sala

giovedì 6 novembre 2008

Dalla parte di Nelly


Noi non la conosciamo Nelly, ma ci bastano le parole dei suoi amici: Antonio Grano, Valentina Valentini, Franco Valente. Nelly, scrivono anche a noi, è “una persona deliziosa che da anni si batte coraggiosamente per resistere ad un male progressivo che la paralizza in ogni parte del corpo ma non della mente”. Mentre Nelly è paralizzata in un letto, nelle burocrazie regionali sono paralizzate le somme necessarie all’acquisto del cosiddetto “comunicatore”, un apparecchio che consentirebbe a Nelly – che ormai non riesce più a comunicare con gli altri – di “scrivere” e quindi esprimere i suoi bisogni. L’”emulatore di mouse” – questo il nome tecnico dello strumento necessario – costa 20.000 euro e la Regione Molise, dove pende da più di un anno la richiesta di Nelly, ne ha ricevuti dallo Stato già 54.621. Ci chiediamo, insieme agli amici di Nelly a cui volentieri ci associamo, “cosa attenda la Regione a scongelare i fondi che ha ricevuto per la fornitura di questo servizio ai malati di sclerosi laterale amiotrofica (che nel Molise sono un cifra considerevole, in rapporto alla popolazione)”. A Michele Iorio, sul tema, è stato inviato ieri mattina il quarto appello. Questo nostro è il quinto ed è pubblico, perché Lor Signori, affaccendati come sono nelle loro faccende, non trovano il tempo (e il denaro) per chi giace in un letto. Per Lor Signori, il letto, è solo un diversivo della poltrona, articolo da loro di gran lunga preferito. Bene, ora si sveglino e si muovano, tanto Charlie Brown, attuale assessore alla Sanità, tanto il senatore Maciste, che lo era un anno fa.


Corrado Sala

mercoledì 5 novembre 2008

Mike the roller


Si sa – e c’era da aspettarselo – le sciagure non vengono mai da sole. A parlare, due giorni fa, era stato il senatore Maciste, neoministro del Turismo e dello Spettacolo (e che turismo e che spettacolo!). A ruota, puntuale come una cambiale, è intervenuto il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America e futuro Pontefice, l’onniscente Michele Petraroia, produttore alluvionale di comunicati stampa che ieri ha ripercorso gli ultimi 232 anni di storia americana. “I have a dream”, ha esordito Mike the roller, pensando alla prossima partita dell’Inter. “I have a dream”, una frase pronunciata quando little Mike era già al mondo con la scritta CCCP stampata sulla divisa. La casacca, per intenderci, era quella dei “rossi” per i quali ha tifato tutta la vita. Oggi, a dimostrazione che la storia sarà sì maestra di vita ma non conosce il pudore, i principali Dj italiani che festeggiano Obama, sono proprio i compagni rifatti. Da Veltroni a Petraroia, immemori e furbetti, questi “rossi” al rosolio si sono abilmente riciclati, passando dal Patto di Varsavia al patto della pagnotta. Oggi fanno gli americani mentre ieri, contro gli Amerikani (quelli con la kappa), marciavano – per dirla alla Guccini – con l’eskimo addosso e le tette al vento. “I have a dream”, sospirano Walter e Mike. “Il mondo è cambiato, l’America è cambiata”, risospirano. Quelli che invece non cambiano mai, sono sempre i furbi. Compagni ieri, americani oggi. Magna magna sempre.


Corrado Sala

martedì 4 novembre 2008

Ordinanza di morte


"Qui giace Corrado Sala. Per una sola volta, in vita sua, fu d’accordo col senatore Maciste. Non smise mai di vergognarsene". Questo epitaffio noi vorremmo venisse scolpito sul nostro cippo funerario quando lasceremo questo mondo. E’ accaduto che ieri, 4 novembre, Ulisse Maciste, sottraendosi per qualche attimo al suo insostituibile ruolo di controfigura del milite ignoto, prendesse carta e penna e vergasse una nota di biasimo nei confronti di Peppe Di Fabio, sindaco di Campobasso ancora per poco. Coprendosi di ridicolo, oltre che di vergogna, il primo (sic!) cittadino del capoluogo ha emesso un’ordinanza di morte per i cani randagi. Anziché avvelenarla, Di Fabio la classica polpetta l’ha proprio eliminata. Chi vuole sfamare un cane affamato deve intestarselo. Obbligatorio. In caso contrario pronte le sanzioni penali e amministrative. Anziché premiare i benefattori degli animali, Di Fabio, cui va la palma di Erode delle quattrozampe, pensa bene di stangarli. L’evangelico principio, quello del “dar da mangiare agli affamati”, per Peppiniello da Campobasso è un crimine. Questo, beninteso, quando affamati sono gli animali cui, notoriamente, non è assegnato il diritto di voto. I cani a pancia piena, per Di Fabio, sono pericolosi. Figuriamoci a pancia vuota! Ecco, noi dobbiamo essere grati a questo San Francesco rovesciato e di provincia. Egli ci offre una grande occasione, quella di dirgli, apertis verbis, che non lo vorremmo non solo come sindaco ma, quando ci pianteranno la lapide, nemmeno vicino di fossa.

Corrado Sala

domenica 2 novembre 2008

Frate Maciste


Nella notte di Halloween, i morti, come tutti sanno, lasciano le tombe e mettono a soqquadro campagne, casolari, città, abitazioni ed ogni rifugio degli umani viventi. Il giorno dopo, 2 novembre, data a cui risale la ricognizione degli scampati al diluvio universale, sono gli umani a recarsi nei cimiteri per verificare se i morti siano rientrati nei propri avelli. Questo vale per tutti, tranne che per il senatore Maciste, l’unico capace a concentrare, in un solo giorno, il soqquadro dei morti e la quiete cimiteriale. Con l’intento di fare il cappottino di legno al Pdl, nell’occasione, era presente anche Don Michele Charlie Brown. I due si sono riuniti lo scorso 27 ottobre, insieme ad altri 28 tra membri e membre. Obbiettivo, quello di costituire il Co-coordinamento del Pdl, definizione con la quale questi teppisti del dizionario e della lingua italiana hanno definito un ciclopico trappolone politico. Parlano del Pdl e pensano alla cotoletta. Siedono, o meglio giacciono, in questa cassa sepolcrale inventata dal senatore Maciste, novello ‘frate Cipolla’, molti esempi di umani buoni per le autopsie. Costoro, la maggior parte dei membri e delle membre, messi accanto ad una salma decapitata, sono la dimostrazione di come senza testa sia impossibile vivere ma senza cervello si possa fare carriera politica. Frate Maciste, come frate Cipolla nel Decamerone, usa e abusa della credulità popolare. Qualcuno disposto a scambiare una penna di pollo per quella dell’Arcangelo Gabriele lo si trova sempre. Specie in Molise.

Corrado Sala