lunedì 10 novembre 2008

Cervello fritto


L’unica volta che il senatore Maciste si è imbattuto nella parola “cervello” – quello politico, s’intende – è stato quando glie l’hanno servito fritto al ristorante. Di questo ci siamo persuasi definitivamente leggendo la lettera aperta che questo centometrista del rancore ha dedicato a Nuovo Molise. Tema: le notizie provenienti dal vertice romano del Pdl dedicato al “caso Molise”. Vertice, come tutti i vertici condivisi con l’On. Verdini, “sereno e pacato”. Così scrive Ulisse Maciste a cui questi vertici, a furia di salire sulle cime, devono aver provocato il congelamento del naso e dolorosissimi geloni. Questo Yeti di Carovilli, famiglio delle alte sfere e indebitamente sottratto alle nevi himalayane, è salito talmente in alto tanto da precipitare dall’abbaino nel quale vive a Palazzo Madama. Ciò è avvenuto al quindicesimo puntino col quale intendeva chiudere la propria lettera - un vero e proprio saggio di lotta greco-romana – che si è invece tragicamente conclusa al quattordicesimo pallino. E’ che quest’uomo scrive utilizzando le mani e i piedi, come i concorrenti nelle corse coi sacchi e, talvolta, anche le ginocchia, come i suonatori di pedal-steel guitar. Così si conclude l’epistola: “Noi che viviamo una vita normale, tra gente per bene, siamo però pervasi da spirito cristiano, e con la speranza nel cuore, continuiamo a lavorare. E aspettiamo”. Seguono i quattordici puntini. Senatore Maciste, in attesa che qualcuno le spieghi che perbene, in questo coso, va scritto attaccato, anche noi, gente “permale”, lavoriamo e aspettiamo. Che la portino in piazza Navona, con un colombo in testa e uno sul braccio, a vendere il becchime. L’unica ragione che giustificherebbe la sua residenza romana.

Corrado Sala

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