
“Un gruppo di giovani con contratto di collaborazione” (così si firmano), dietro cui si nasconde uno dei peggiori bagagli a mano della casta regionale, ha inviato alla stampa e al mondo una lettera aperta che abbiamo letto a naso rigorosamente turato. L’oscuro estensore, una sorta di Bifidus ActiRegularis della regione Molise, sostiene la fantasiosa tesi che i giornalisti, specie se ciociari e fascisti, e quindi appestati, dovrebbero astenersi dal descrivere il macilento ammasso di collaborazioni con cui questa regione, di fatto, alimenta aspettative e politicamente ricatta centinaia di giovani. “Cosa nostra, come vi permettete di parlare!”. E’ questo il messaggio che affidano, strumentalizzandoli, a quei giovani che a loro tornano molto comodo, come le calzamaglie ai banditi. Per parlare di uova marce, lor signori volponi, i giornalisti li vorrebbero galline. Così da mangiarseli. Vorrebbero, lor signori mangiagalline, una stampa coccodè, al Vov, corretta all’uovo, come il Marsala. Si vantano di porcherie clientelari che, per inquinare ancora di più le acque, chiamano in inglese. Pensando che nessuno capisca. Dicono “Long List”, lista lunga, e invece pensano “Along List”, la lista di quelli che stanno con la faccia “lungo” il muro della precarietà. E di questo dovremmo tacere? Dimenticatelo. Continueremo a scrivere e a firmare potendo, a differenza vostra, scegliere tra nome e pseudonimo. Cosa che a voi non accadrà mai. La vostra firma è una sola: le impronte digitali.
Corrado Sala
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