

Questa sera alle 20,30, fedeli alla tradizione, gli italiani consumeranno l’antipasto del Cenone davanti al televisore. Muti e attenti, gli uomini una capesante in bocca e le signore un sigaro di ricotta, ascolteranno il consueto discorso di fine anno. L’evento, in questa circostanza, vestirà i panni della leggenda, poiché a rivolgersi alla Nazione non sarà, a reti unificate, il Presidente della Repubblica dal Quirinale ma, a reti fuse e animato da un ventriloquo, il Presidente della Regione Molise dalla reggia di Versailles. In questa sontuosa dimora, Sua Maestà Charlie Brown, per l’occasione ribattezzato San Silvestro, trascorrerà il capodanno e da qui, in attesa di parlare il prossimo anno dalla Casa Bianca e quello ancora successivo da Piazza San Pietro, indirizzerà il proprio messaggio alle plebi elettorali. A tenergli bordone, insieme alla variopinta corte di ballerine, nane e bagagli a mano che ne costituiscono il perenne ed agghiacciante codazzo, saranno molti tra lor signori e lor dame del teatrino regionale. A trasmettere il discorso, in diretta, sarà l’emittente coloniale “TeleFifì” e a condurre la serata, nel ruolo di ventriloquo e completamente involtata nella cellofana, sarà la più nota, immensa e stellare anchorwoman del Molise (et ultra); la signorina Silvani dell’etere, la Wanda Osiris del cinemascope, la Nicoletta Orsomando del chroma-key: donna Fifì in persona! Ci apparirà ricca e superba, così come Verga ce l’ha tratteggiata in Mastro don Gesualdo, e, accoccolata al fianco del Presidente, interverrà a rilascio lento, come l’insulina della sera, mettendo in bocca a Charlie Brown ogni parolina che pronuncerà. Del resto è così per tutto, per ogni vagito, ruttino, scorreggina che scappi a don Michele. E’ già tutto scritto, vistato, corretto, emendato da donna Fifì. Il nostro Presidente, così come tutti lo vedono, è cresciuto solo nel corpo e nel capo ma l’espressione, ahilui, gli è rimasta quella degli omogeneizzati. Egli è, inconsapevolmente, la reclame vivente del Plasmon, il testimonial perpetuo di un mondo al Formaggino Mio; ovvio che in tale foggia gli sia necessario, indispensabile, un contrappeso dall’aria feroce, qualcuno che ne attenui il prospetto rassicurante e rotondo. E quindi, chi meglio di donna Fifì, madrina e mandarina della Regione Molise? Michele & Fifì, foglia di fico e tanga, ditta perfetta e fedele alla regola borbonica per fottere il popolo, quella delle tre “effe”: Festa, Farina e Forca. Lo sanno bene tutte le comparse e le suffragette, le maschere e i camerieri del “Garnd Carousel” regionale. Pronti, in ginocchio, ad ascoltare il discorso del grande timoniere Michele Tse Tung, a consumare sotto al tavolo, ai piedi di donna Fifì, gli avanzi del cenone e a salutare con botti e petardi nelle mutande, per aggraziarsi entrambi, l’arrivo del nuovo anno. Ma cosa dirà Charlie Brown stasera, che parole che gli metterà in bocca donna Fifì? Ecco il discorso, in versione integrale, così come ce lo ha fatto avere una “gola profonda” del palazzo, una sorta di Mark Felt del Watergate molisano, un insospettabile gran comis che rende servigi a entrambi, a Michele & Fifì.
“Lor signori e lor dame,
signori vassalli e camerieri,
signori sguatteri e addetti alla pulizia del vasellame,
noi viviamo in un’epoca in cui le cazzate previste da quei furbastri dei nostri nonni politici sono state da noi ampiamente realizzate. Tutte, nessuna escluse. Questo ci conferisce una certezza d’onnipotenza che, per il futuro, ce ne fa immaginare e progettare di altre e peggiori. Dinanzi a noi si parano decenni, che diventeranno secoli, di dominio pieno, completo e incontrastato dell’umanità. Dal Molise, da questa terra abituata al microbo che divora l’altro microbo, è partita sette anni fa, grazie all’iniziativa congiunta di un cittadino elettore e due tardone - oggi elevati all’altissimo rango di assistenti alla poltrona – una lunga marcia, una cammino inarrestabile che ci porterà a conquistare terre e popoli, a spostare confini, ad occupare marche, domini e nazioni. Gli obiettivi per l’anno 2009, le mete alla quali tutti sarete ampiamente costretti, lor signori e lor dame, vassalli e camerieri, sguatteri e addetti alla pulizia del vasellame, saranno l’occupazione dell’Europa e la colonizzazione della Luna. Noi abbiamo decretato che a giugno si tengano le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo che saranno, lo anticipiamo, anche le ultime ad essere celebrate. Come già ampiamente dimostrato dal modello Molise, le elezioni rappresentano un rito fastidioso e, sostanzialmente, inutile. Quando si possiedono tutti i partiti, ufficiali e di complemento, e quando, favoriti da voltagabbana e quinte colonne, si controllano maggioranza e opposizione, dite di grazia, signori sudditi, a cosa serve votare? Tutto è calmo e già deciso, l’elettroencefalogramma politico è stabilmente piatto e il barometro civile segna bonaccia. Il nostro impero telesannita è lastricato, come usa in questi casi, di buone intenzioni e se c’è un inferno, come diceva Calvino ne “Le città invisibili”, copiandoci, è qui ed ora e noi meniamo vanto d’averlo costruito. Un inferno dove noi controlliamo la politica, l’economia, l’informazione, l’istruzione, il colesterolo, la distribuzione del viagra e finanche le forze della natura. Pensate, con un semplice oplà, ci siamo inventati un terremoto a moto perpetuo. Un terremoto che, quanto al magna magna che abbiamo scatenato, non si ferma più. Milioni di euro, piovuti in regione, utili alla festa (per di furbi), alla farina (per i fessi) e alla forca elettorale (per tutti). Sette anni di governo, e un terremoto perpetuo, hanno fatto di noi il Re Sole del Molise e il faro illuminante dell’umanità presente e di quella prossima ventura. Per questo noi vi comunichiamo, con tutta la solennità e l’ufficialità che questa sede televisiva ci conferisce, che scaleremo, nel 2009, l’Europa e la Luna.
Da esperti, quali siamo, di letteratura inglese, daremo al vecchio continente un profilo disegnato sul modello del Circolo Pickwick cui Charles Dickens si ispirò pensando al modello Molise. Annunciamo quindi che le future Istituzioni europee, il Parlamento, il Consiglio e la Commissione, si comporranno di un solo membro: noi. Saranno poche le mosse, lor signori e lor dame, vassalli e camerieri, sguatteri e addetti alla pulizia del vasellame, che ci faranno colonizzare il continente. In primis l’accasamento presso l’onorevole Trebbia col quale già progettammo l’autostrada Termoli-San Vittore poi ribattezzata San Vittore-Rebibbia. A questo passo, cui da tempo stiamo ciurlando, ne seguiranno pochi altri come l’apposizione dei ritratti di Sanlio e Ollio in tutti gli uffici pubblici e l’introduzione dell’inchiostro simpatico nei seggi elettorali, quello, per capirci, che scrivendo Patriciello sulla scheda cambia il nome in Iorio Tse Tung. Noi, questo Patriciello, sia detto di passata, non lo abbiamo mai digerito, ci ricorda, con quella sua aria da spadaccino, don Diego della Vega, quell’uomo che, mascherato, si trasformava in Zorro. Troppe volte, sulle nostre ampie braghe, che qualche volta abbiamo provato a sfilarci dalla testa, ci è apparsa una “zeta”. Il mondo cambia e con esso anche i costumi per cui, dal primo dell’anno, braghe di piombo obbligatorie per tutti, abolizione della lettera “zeta” dall’alfabeto e cancellazione del cognome Patriciello da tutte le anagrafi. E sempre in tema di eliminazioni, vi comunico che ho già dato disposizioni affinché, al più presto, l’Ordine dei giornalisti, dopo aver abolito la libertà di stampa, provveda a radiare, fucilandolo alla schiena, quell’insolente di Corrado Sala che, quotidianamente, osa spernacchiare noi e la nostra celeste corte dalle colonne di un fogliaccio ciociaro e fascista chiamato Nuovo Molise.
Lor signori e lor dame, vassalli e camerieri, sguatteri e addetti alla pulizia del vasellame, se a giugno conquisteremo l’Europa a luglio sarà la volta della Luna. Cadrà, il prossimo 21 luglio, il quarantennale della missione Apollo 11, quella con la quale noi comandammo agli Stati Uniti d’America di sbarcare sulla satellite. Adesso, dopo quella prima esplorazione, è venuto il momento della conquista definitiva. Il Molise, l’Italia, l’Europa e il Mondo non ci bastano più: è ora di conquistare lo Spazio! A tal fine è stato addestrato e preparato, attraverso il programma Nereus cui da tempo ci dedichiamo, sputtanando altro denaro pubblico, un equipaggio di fedeli chauffeur i quali, imparruccati e contenti, partiranno stasera stessa dal cosmodromo di Monteverde di Bojano. TeleFifì, in questo preciso istante, sta mandando in onda le immagini degli astronauti già pronti nella navicella spaziale. Con la consueta espressione vetrizzata, tipica dei pesci abissali, stanno agitando le manine, inchinandosi ripetutamente, e ci stanno salutando gli uomini e la donna che saranno i primi molisani sulla luna. Verranno sparati su Selene, è venuto il momenti di rivelarlo, i seguenti sudditi dei quali vi forniamo una breve e fantozziana descrizione dell’abbigliamento che indosseranno al momento dello sbarco. Capomissione sarà l’immortale, immarcescibile e onnipresente assessore regionale alle politiche giovanili, contessa Camillà Fuscò Parker-Bowles che allunerà, imparruccata e contenta, in feluca, tubino color polpo bollito, giubbotto da marina, sciabola, binocolo d’alto mare, guanti neri e pinne rosa. Il secondo astronauta a scendere dal Lem sarà, proveniente dal Circo di Mosca, l’assessore regionale alla programmazione, Gieffe Yuppi Du, che si presenterà con un cappello di pesantissimo feltro verde su parruccone jugoslavo , gigantesco giaccone di velluto a coste larghissime, calzoni alla zuava gonfi come palloni sonda e a tracolla un vecchissimo fucile a tromba stile brigante calabrese. A restare in orbita, invece, ad attendere il rientro dei due allunati, sarà l’assessore Frankie George Campana così addobbato: parrucca del ‘600 veneziano e cuffia di marmo in testa, asciugamano sulle spalle, collana di piombo multicolore al collo, costume ascellare di lana, rosso con cinta bianca, e scarponi della prima guerra mondiale.
Lor signori e lor dame, vassalli e camerieri, sguatteri e addetti alla pulizia del vasellame, vi chiederete, in conclusione, quale sia il ruolo che noi abbiamo assegnato al senatore Maciste per l’anno 2009. Lo capirete tra qualche ora, quando, terminato il cenone, egli vi apparirà nudo, con due colossali racchette da neve in canna d’india, come nelle prime spedizioni polari, pronto ad essere sparato, petardo e contento, in direzione di Saturno. Dopo “o’ pallone’e Maradona” e “a’ cape’e Lavezzi” i fuochisti di tutto il mondo, su nostro ordine, hanno inventato il botto definitivo: “o’ pallone’e Maciste”. Noi in realtà avevamo ordinato “a’ cap’e Maciste” ma, l’assenza di materia prima, ha reso impossibile l’impresa.
“Lor signori e lor dame,
signori vassalli e camerieri,
signori sguatteri e addetti alla pulizia del vasellame,
noi viviamo in un’epoca in cui le cazzate previste da quei furbastri dei nostri nonni politici sono state da noi ampiamente realizzate. Tutte, nessuna escluse. Questo ci conferisce una certezza d’onnipotenza che, per il futuro, ce ne fa immaginare e progettare di altre e peggiori. Dinanzi a noi si parano decenni, che diventeranno secoli, di dominio pieno, completo e incontrastato dell’umanità. Dal Molise, da questa terra abituata al microbo che divora l’altro microbo, è partita sette anni fa, grazie all’iniziativa congiunta di un cittadino elettore e due tardone - oggi elevati all’altissimo rango di assistenti alla poltrona – una lunga marcia, una cammino inarrestabile che ci porterà a conquistare terre e popoli, a spostare confini, ad occupare marche, domini e nazioni. Gli obiettivi per l’anno 2009, le mete alla quali tutti sarete ampiamente costretti, lor signori e lor dame, vassalli e camerieri, sguatteri e addetti alla pulizia del vasellame, saranno l’occupazione dell’Europa e la colonizzazione della Luna. Noi abbiamo decretato che a giugno si tengano le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo che saranno, lo anticipiamo, anche le ultime ad essere celebrate. Come già ampiamente dimostrato dal modello Molise, le elezioni rappresentano un rito fastidioso e, sostanzialmente, inutile. Quando si possiedono tutti i partiti, ufficiali e di complemento, e quando, favoriti da voltagabbana e quinte colonne, si controllano maggioranza e opposizione, dite di grazia, signori sudditi, a cosa serve votare? Tutto è calmo e già deciso, l’elettroencefalogramma politico è stabilmente piatto e il barometro civile segna bonaccia. Il nostro impero telesannita è lastricato, come usa in questi casi, di buone intenzioni e se c’è un inferno, come diceva Calvino ne “Le città invisibili”, copiandoci, è qui ed ora e noi meniamo vanto d’averlo costruito. Un inferno dove noi controlliamo la politica, l’economia, l’informazione, l’istruzione, il colesterolo, la distribuzione del viagra e finanche le forze della natura. Pensate, con un semplice oplà, ci siamo inventati un terremoto a moto perpetuo. Un terremoto che, quanto al magna magna che abbiamo scatenato, non si ferma più. Milioni di euro, piovuti in regione, utili alla festa (per di furbi), alla farina (per i fessi) e alla forca elettorale (per tutti). Sette anni di governo, e un terremoto perpetuo, hanno fatto di noi il Re Sole del Molise e il faro illuminante dell’umanità presente e di quella prossima ventura. Per questo noi vi comunichiamo, con tutta la solennità e l’ufficialità che questa sede televisiva ci conferisce, che scaleremo, nel 2009, l’Europa e la Luna.
Da esperti, quali siamo, di letteratura inglese, daremo al vecchio continente un profilo disegnato sul modello del Circolo Pickwick cui Charles Dickens si ispirò pensando al modello Molise. Annunciamo quindi che le future Istituzioni europee, il Parlamento, il Consiglio e la Commissione, si comporranno di un solo membro: noi. Saranno poche le mosse, lor signori e lor dame, vassalli e camerieri, sguatteri e addetti alla pulizia del vasellame, che ci faranno colonizzare il continente. In primis l’accasamento presso l’onorevole Trebbia col quale già progettammo l’autostrada Termoli-San Vittore poi ribattezzata San Vittore-Rebibbia. A questo passo, cui da tempo stiamo ciurlando, ne seguiranno pochi altri come l’apposizione dei ritratti di Sanlio e Ollio in tutti gli uffici pubblici e l’introduzione dell’inchiostro simpatico nei seggi elettorali, quello, per capirci, che scrivendo Patriciello sulla scheda cambia il nome in Iorio Tse Tung. Noi, questo Patriciello, sia detto di passata, non lo abbiamo mai digerito, ci ricorda, con quella sua aria da spadaccino, don Diego della Vega, quell’uomo che, mascherato, si trasformava in Zorro. Troppe volte, sulle nostre ampie braghe, che qualche volta abbiamo provato a sfilarci dalla testa, ci è apparsa una “zeta”. Il mondo cambia e con esso anche i costumi per cui, dal primo dell’anno, braghe di piombo obbligatorie per tutti, abolizione della lettera “zeta” dall’alfabeto e cancellazione del cognome Patriciello da tutte le anagrafi. E sempre in tema di eliminazioni, vi comunico che ho già dato disposizioni affinché, al più presto, l’Ordine dei giornalisti, dopo aver abolito la libertà di stampa, provveda a radiare, fucilandolo alla schiena, quell’insolente di Corrado Sala che, quotidianamente, osa spernacchiare noi e la nostra celeste corte dalle colonne di un fogliaccio ciociaro e fascista chiamato Nuovo Molise.
Lor signori e lor dame, vassalli e camerieri, sguatteri e addetti alla pulizia del vasellame, se a giugno conquisteremo l’Europa a luglio sarà la volta della Luna. Cadrà, il prossimo 21 luglio, il quarantennale della missione Apollo 11, quella con la quale noi comandammo agli Stati Uniti d’America di sbarcare sulla satellite. Adesso, dopo quella prima esplorazione, è venuto il momento della conquista definitiva. Il Molise, l’Italia, l’Europa e il Mondo non ci bastano più: è ora di conquistare lo Spazio! A tal fine è stato addestrato e preparato, attraverso il programma Nereus cui da tempo ci dedichiamo, sputtanando altro denaro pubblico, un equipaggio di fedeli chauffeur i quali, imparruccati e contenti, partiranno stasera stessa dal cosmodromo di Monteverde di Bojano. TeleFifì, in questo preciso istante, sta mandando in onda le immagini degli astronauti già pronti nella navicella spaziale. Con la consueta espressione vetrizzata, tipica dei pesci abissali, stanno agitando le manine, inchinandosi ripetutamente, e ci stanno salutando gli uomini e la donna che saranno i primi molisani sulla luna. Verranno sparati su Selene, è venuto il momenti di rivelarlo, i seguenti sudditi dei quali vi forniamo una breve e fantozziana descrizione dell’abbigliamento che indosseranno al momento dello sbarco. Capomissione sarà l’immortale, immarcescibile e onnipresente assessore regionale alle politiche giovanili, contessa Camillà Fuscò Parker-Bowles che allunerà, imparruccata e contenta, in feluca, tubino color polpo bollito, giubbotto da marina, sciabola, binocolo d’alto mare, guanti neri e pinne rosa. Il secondo astronauta a scendere dal Lem sarà, proveniente dal Circo di Mosca, l’assessore regionale alla programmazione, Gieffe Yuppi Du, che si presenterà con un cappello di pesantissimo feltro verde su parruccone jugoslavo , gigantesco giaccone di velluto a coste larghissime, calzoni alla zuava gonfi come palloni sonda e a tracolla un vecchissimo fucile a tromba stile brigante calabrese. A restare in orbita, invece, ad attendere il rientro dei due allunati, sarà l’assessore Frankie George Campana così addobbato: parrucca del ‘600 veneziano e cuffia di marmo in testa, asciugamano sulle spalle, collana di piombo multicolore al collo, costume ascellare di lana, rosso con cinta bianca, e scarponi della prima guerra mondiale.
Lor signori e lor dame, vassalli e camerieri, sguatteri e addetti alla pulizia del vasellame, vi chiederete, in conclusione, quale sia il ruolo che noi abbiamo assegnato al senatore Maciste per l’anno 2009. Lo capirete tra qualche ora, quando, terminato il cenone, egli vi apparirà nudo, con due colossali racchette da neve in canna d’india, come nelle prime spedizioni polari, pronto ad essere sparato, petardo e contento, in direzione di Saturno. Dopo “o’ pallone’e Maradona” e “a’ cape’e Lavezzi” i fuochisti di tutto il mondo, su nostro ordine, hanno inventato il botto definitivo: “o’ pallone’e Maciste”. Noi in realtà avevamo ordinato “a’ cap’e Maciste” ma, l’assenza di materia prima, ha reso impossibile l’impresa.
Buon anno sudditi, da Michele e Fifì”.




















