mercoledì 31 dicembre 2008

Buon anno, lor Signori di Corrado Sala






Questa sera alle 20,30, fedeli alla tradizione, gli italiani consumeranno l’antipasto del Cenone davanti al televisore. Muti e attenti, gli uomini una capesante in bocca e le signore un sigaro di ricotta, ascolteranno il consueto discorso di fine anno. L’evento, in questa circostanza, vestirà i panni della leggenda, poiché a rivolgersi alla Nazione non sarà, a reti unificate, il Presidente della Repubblica dal Quirinale ma, a reti fuse e animato da un ventriloquo, il Presidente della Regione Molise dalla reggia di Versailles. In questa sontuosa dimora, Sua Maestà Charlie Brown, per l’occasione ribattezzato San Silvestro, trascorrerà il capodanno e da qui, in attesa di parlare il prossimo anno dalla Casa Bianca e quello ancora successivo da Piazza San Pietro, indirizzerà il proprio messaggio alle plebi elettorali. A tenergli bordone, insieme alla variopinta corte di ballerine, nane e bagagli a mano che ne costituiscono il perenne ed agghiacciante codazzo, saranno molti tra lor signori e lor dame del teatrino regionale. A trasmettere il discorso, in diretta, sarà l’emittente coloniale “TeleFifì” e a condurre la serata, nel ruolo di ventriloquo e completamente involtata nella cellofana, sarà la più nota, immensa e stellare anchorwoman del Molise (et ultra); la signorina Silvani dell’etere, la Wanda Osiris del cinemascope, la Nicoletta Orsomando del chroma-key: donna Fifì in persona! Ci apparirà ricca e superba, così come Verga ce l’ha tratteggiata in Mastro don Gesualdo, e, accoccolata al fianco del Presidente, interverrà a rilascio lento, come l’insulina della sera, mettendo in bocca a Charlie Brown ogni parolina che pronuncerà. Del resto è così per tutto, per ogni vagito, ruttino, scorreggina che scappi a don Michele. E’ già tutto scritto, vistato, corretto, emendato da donna Fifì. Il nostro Presidente, così come tutti lo vedono, è cresciuto solo nel corpo e nel capo ma l’espressione, ahilui, gli è rimasta quella degli omogeneizzati. Egli è, inconsapevolmente, la reclame vivente del Plasmon, il testimonial perpetuo di un mondo al Formaggino Mio; ovvio che in tale foggia gli sia necessario, indispensabile, un contrappeso dall’aria feroce, qualcuno che ne attenui il prospetto rassicurante e rotondo. E quindi, chi meglio di donna Fifì, madrina e mandarina della Regione Molise? Michele & Fifì, foglia di fico e tanga, ditta perfetta e fedele alla regola borbonica per fottere il popolo, quella delle tre “effe”: Festa, Farina e Forca. Lo sanno bene tutte le comparse e le suffragette, le maschere e i camerieri del “Garnd Carousel” regionale. Pronti, in ginocchio, ad ascoltare il discorso del grande timoniere Michele Tse Tung, a consumare sotto al tavolo, ai piedi di donna Fifì, gli avanzi del cenone e a salutare con botti e petardi nelle mutande, per aggraziarsi entrambi, l’arrivo del nuovo anno. Ma cosa dirà Charlie Brown stasera, che parole che gli metterà in bocca donna Fifì? Ecco il discorso, in versione integrale, così come ce lo ha fatto avere una “gola profonda” del palazzo, una sorta di Mark Felt del Watergate molisano, un insospettabile gran comis che rende servigi a entrambi, a Michele & Fifì.

“Lor signori e lor dame,
signori vassalli e camerieri,
signori sguatteri e addetti alla pulizia del vasellame,

noi viviamo in un’epoca in cui le cazzate previste da quei furbastri dei nostri nonni politici sono state da noi ampiamente realizzate. Tutte, nessuna escluse. Questo ci conferisce una certezza d’onnipotenza che, per il futuro, ce ne fa immaginare e progettare di altre e peggiori. Dinanzi a noi si parano decenni, che diventeranno secoli, di dominio pieno, completo e incontrastato dell’umanità. Dal Molise, da questa terra abituata al microbo che divora l’altro microbo, è partita sette anni fa, grazie all’iniziativa congiunta di un cittadino elettore e due tardone - oggi elevati all’altissimo rango di assistenti alla poltrona – una lunga marcia, una cammino inarrestabile che ci porterà a conquistare terre e popoli, a spostare confini, ad occupare marche, domini e nazioni. Gli obiettivi per l’anno 2009, le mete alla quali tutti sarete ampiamente costretti, lor signori e lor dame, vassalli e camerieri, sguatteri e addetti alla pulizia del vasellame, saranno l’occupazione dell’Europa e la colonizzazione della Luna. Noi abbiamo decretato che a giugno si tengano le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo che saranno, lo anticipiamo, anche le ultime ad essere celebrate. Come già ampiamente dimostrato dal modello Molise, le elezioni rappresentano un rito fastidioso e, sostanzialmente, inutile. Quando si possiedono tutti i partiti, ufficiali e di complemento, e quando, favoriti da voltagabbana e quinte colonne, si controllano maggioranza e opposizione, dite di grazia, signori sudditi, a cosa serve votare? Tutto è calmo e già deciso, l’elettroencefalogramma politico è stabilmente piatto e il barometro civile segna bonaccia. Il nostro impero telesannita è lastricato, come usa in questi casi, di buone intenzioni e se c’è un inferno, come diceva Calvino ne “Le città invisibili”, copiandoci, è qui ed ora e noi meniamo vanto d’averlo costruito. Un inferno dove noi controlliamo la politica, l’economia, l’informazione, l’istruzione, il colesterolo, la distribuzione del viagra e finanche le forze della natura. Pensate, con un semplice oplà, ci siamo inventati un terremoto a moto perpetuo. Un terremoto che, quanto al magna magna che abbiamo scatenato, non si ferma più. Milioni di euro, piovuti in regione, utili alla festa (per di furbi), alla farina (per i fessi) e alla forca elettorale (per tutti). Sette anni di governo, e un terremoto perpetuo, hanno fatto di noi il Re Sole del Molise e il faro illuminante dell’umanità presente e di quella prossima ventura. Per questo noi vi comunichiamo, con tutta la solennità e l’ufficialità che questa sede televisiva ci conferisce, che scaleremo, nel 2009, l’Europa e la Luna.
Da esperti, quali siamo, di letteratura inglese, daremo al vecchio continente un profilo disegnato sul modello del Circolo Pickwick cui Charles Dickens si ispirò pensando al modello Molise. Annunciamo quindi che le future Istituzioni europee, il Parlamento, il Consiglio e la Commissione, si comporranno di un solo membro: noi. Saranno poche le mosse, lor signori e lor dame, vassalli e camerieri, sguatteri e addetti alla pulizia del vasellame, che ci faranno colonizzare il continente. In primis l’accasamento presso l’onorevole Trebbia col quale già progettammo l’autostrada Termoli-San Vittore poi ribattezzata San Vittore-Rebibbia. A questo passo, cui da tempo stiamo ciurlando, ne seguiranno pochi altri come l’apposizione dei ritratti di Sanlio e Ollio in tutti gli uffici pubblici e l’introduzione dell’inchiostro simpatico nei seggi elettorali, quello, per capirci, che scrivendo Patriciello sulla scheda cambia il nome in Iorio Tse Tung. Noi, questo Patriciello, sia detto di passata, non lo abbiamo mai digerito, ci ricorda, con quella sua aria da spadaccino, don Diego della Vega, quell’uomo che, mascherato, si trasformava in Zorro. Troppe volte, sulle nostre ampie braghe, che qualche volta abbiamo provato a sfilarci dalla testa, ci è apparsa una “zeta”. Il mondo cambia e con esso anche i costumi per cui, dal primo dell’anno, braghe di piombo obbligatorie per tutti, abolizione della lettera “zeta” dall’alfabeto e cancellazione del cognome Patriciello da tutte le anagrafi. E sempre in tema di eliminazioni, vi comunico che ho già dato disposizioni affinché, al più presto, l’Ordine dei giornalisti, dopo aver abolito la libertà di stampa, provveda a radiare, fucilandolo alla schiena, quell’insolente di Corrado Sala che, quotidianamente, osa spernacchiare noi e la nostra celeste corte dalle colonne di un fogliaccio ciociaro e fascista chiamato Nuovo Molise.
Lor signori e lor dame, vassalli e camerieri, sguatteri e addetti alla pulizia del vasellame, se a giugno conquisteremo l’Europa a luglio sarà la volta della Luna. Cadrà, il prossimo 21 luglio, il quarantennale della missione Apollo 11, quella con la quale noi comandammo agli Stati Uniti d’America di sbarcare sulla satellite. Adesso, dopo quella prima esplorazione, è venuto il momento della conquista definitiva. Il Molise, l’Italia, l’Europa e il Mondo non ci bastano più: è ora di conquistare lo Spazio! A tal fine è stato addestrato e preparato, attraverso il programma Nereus cui da tempo ci dedichiamo, sputtanando altro denaro pubblico, un equipaggio di fedeli chauffeur i quali, imparruccati e contenti, partiranno stasera stessa dal cosmodromo di Monteverde di Bojano. TeleFifì, in questo preciso istante, sta mandando in onda le immagini degli astronauti già pronti nella navicella spaziale. Con la consueta espressione vetrizzata, tipica dei pesci abissali, stanno agitando le manine, inchinandosi ripetutamente, e ci stanno salutando gli uomini e la donna che saranno i primi molisani sulla luna. Verranno sparati su Selene, è venuto il momenti di rivelarlo, i seguenti sudditi dei quali vi forniamo una breve e fantozziana descrizione dell’abbigliamento che indosseranno al momento dello sbarco. Capomissione sarà l’immortale, immarcescibile e onnipresente assessore regionale alle politiche giovanili, contessa Camillà Fuscò Parker-Bowles che allunerà, imparruccata e contenta, in feluca, tubino color polpo bollito, giubbotto da marina, sciabola, binocolo d’alto mare, guanti neri e pinne rosa. Il secondo astronauta a scendere dal Lem sarà, proveniente dal Circo di Mosca, l’assessore regionale alla programmazione, Gieffe Yuppi Du, che si presenterà con un cappello di pesantissimo feltro verde su parruccone jugoslavo , gigantesco giaccone di velluto a coste larghissime, calzoni alla zuava gonfi come palloni sonda e a tracolla un vecchissimo fucile a tromba stile brigante calabrese. A restare in orbita, invece, ad attendere il rientro dei due allunati, sarà l’assessore Frankie George Campana così addobbato: parrucca del ‘600 veneziano e cuffia di marmo in testa, asciugamano sulle spalle, collana di piombo multicolore al collo, costume ascellare di lana, rosso con cinta bianca, e scarponi della prima guerra mondiale.
Lor signori e lor dame, vassalli e camerieri, sguatteri e addetti alla pulizia del vasellame, vi chiederete, in conclusione, quale sia il ruolo che noi abbiamo assegnato al senatore Maciste per l’anno 2009. Lo capirete tra qualche ora, quando, terminato il cenone, egli vi apparirà nudo, con due colossali racchette da neve in canna d’india, come nelle prime spedizioni polari, pronto ad essere sparato, petardo e contento, in direzione di Saturno. Dopo “o’ pallone’e Maradona” e “a’ cape’e Lavezzi” i fuochisti di tutto il mondo, su nostro ordine, hanno inventato il botto definitivo: “o’ pallone’e Maciste”. Noi in realtà avevamo ordinato “a’ cap’e Maciste” ma, l’assenza di materia prima, ha reso impossibile l’impresa.




Buon anno sudditi, da Michele e Fifì”.

lunedì 29 dicembre 2008

Povolone e contento

Ping, Pang e Pong sono rispettivamente il Gran Cancelliere, il Gran Provveditore e il Gran cuciniere nella Turandot, opera che Giacomo Puccini, notoriamente, lasciò incompiuta. La morte colse il maestro lucchese prima che potesse completarne la partitura. O meglio questo si credeva fino a ieri, quando a Ping, Pang e Pong, si è aggiunto il pezzo che mancava: Pung, che nella mente di Puccini era destinato al ruolo di Gran Scamorzaro. Il cerchio si è chiuso e il mistero è stato svelato sabato sera, al teatro Savoia, quando, su una sedia che (direbbe Fortebraccio, con Jerone K. Jerome e Anatole France) è restata inesorabilmente vuota, si è accomodato il camerata Scamorza che tutti, orchestrali e pubblico, hanno immediatamente identificato col pezzo conclusivo e mancante della celeberrima opera. In realtà, Scamorza, al Savoia c’era entrato per sbaglio, scambiandolo per la caffetteria Lupacchioli dove egli abitualmente consegna i bocconcini per l’aperitivo. Tuttavia, dopo un primo attimo di smarrimento durante il quale, scambiandola per pasta filata, Scamorza ha tentato la mozzatura e la messa in salamoia delle pellicce nel guardaroba, tutto si è risolto serenamente. Al nome di Pung, il camerata Scamorza si è messo sull’attenti,come Macario ne “Lo smemorato di Collegno” e, portata la mano alla fronte, a palmo aperto, ha inforcato un cavalluccio di legno e, provolone e contento, si è messo a trottare.


Corrado Sala

sabato 27 dicembre 2008

Il singhiozzo di Maciste


Vorremmo occuparci, possibilmente a giorni alterni, del senatore Maciste, se non fosse che egli ci costringe invece quotidianamente a seguirne le gesta. Ieri, ad esempio, lo abbiamo visto in un filmato trasmesso da Telebefana mentre cantava alla festa della Regione Molise. Gorgheggiava felice come un pettirosso pigliamosche e, contemporaneamente, batteva la mano sul petto. Non ferma sul cuore, ma, come dire?, battente al modo di chi si è appena strozzato con un bucatino. Accanto, separato solo di qualche fila, l’assessore Frankie George Campana, convinto che il senatore Maciste fosse colto da singhiozzo, gli ha offerto immediatamente il proprio posto, quello che occupava accanto alla quasi settantenne assessore alle politiche giovanili, Fusco Montalcini. E’ noto, infatti, che un grosso spavento può mettere fine a quel suono fastidioso, hic-hic-hic, che nasce dall’irritazione del nervo frenico. Ma non è servito. Dopo essersi accomodato, su di una seggiola rimasta irrimediabilmente vuota, Maciste non solo non si è fermato ma ha contagiato tutti i presenti: hic-hic-hic, hanno cominciato a ritmare anche Freankie George Campana, Fusco Montalcini, l’assessore alla programmazione, Yuppi Du, e anche il camerata Scamorza colpito, quest’ultimo, anche dalla sindrome dell’orecchio secco, quella che provoca un ronzio simile alla parola “vavattenne”. Così, singhiozzati e contenti, lor signori hanno festeggiato il 45° genetliaco della Regione Molise. In compagnia di quel suono, hic-hic-hic, che, notoriamente, nasce da una parte del cervello allergica alla volontà.


Corrado Sala

venerdì 26 dicembre 2008

Viva l'Italia... dei favori


L’onorevole Trebbia, così come lo abbiamo ascoltato il giorno di Santo Stefano, intervistato da Telebefana, ha difeso a spada tratta l’operato del proprio figliolo, il consigliere provinciale di Campobasso, Cristiano Fascina-Granella. “Ha fatto il proprio dovere” ha sentenziato nel consueto stile lapidario-sussultorio il leader dell’Italia dei Valori. “Ha trasmesso al pubblico funzionario, perché li valutasse, i curriculum di stimati professionisti molisani”. Non v’è dubbio che questo, sotto il profilo penale e amministrativo, non rappresenti alcun illecito. Quello che invece, per il comune sentire, è un vero e proprio delitto non codificato, quello di contrabbando linguistico, è definire dovere – come fa l’onorevole Trebbia – una banale e classica raccomandazione. A dimostrazione che non siamo tutti uguali, ma che alcuni sono più uguali degli altri, anche quelli dell’Italia dei Favori avvertono quindi l’alto dovere di raccomandare gli amici. Ne prendiamo atto. Allora anche noi, per dovere, vorremmo raccomandare Tonino e Cristiano per il presepe vivente di Carovilli. In questa ridente cittadina dell’alto Molise, dove senza preavviso è venuto al mondo il senatore Maciste, cercano due trebbiatori d’inverno. Volte che questi due, che chiamano dovere una raccomandazione, non facciano spigare il grano in dicembre? Nel paese dei balocchi li attendono tutti, e per primo il senatore Maciste che, essendo un frivolo, oltre che un megalomane, li aspetta in una cassa di legno. Piena di fieno secco.


Corrado Sala

mercoledì 24 dicembre 2008

La grotta e la caverna




L’idea di monsignor Bregantini, inizialmente, era quella di stendere un messaggio scritto e legato al Natale ma, come spesso accade, l’iniziale proposito è stato poi modificato. Oltre a qualche variazione sul tema, l’epistola si è arricchita di numerose illustrazioni. Più che disegni o ritratti, in questo caso, visto l’argomento, quello dei politici molisani, si tratta di identikit. Bregantini sogna per il Molise: “circoli culturali, giornali pungenti, sezioni di partito rianimate, liste elettorali non decise dall’alto, una politica che ascolti i poveri e una società che inchiodi i politici ai problemi concreti e li faccia arrossire se mentono”. Arrossire, aggiungiamo noi, di vergogna. Padre Giancarlo, ahinoi, è da poco tempo in Molise e quindi non può ben comprendere quanto “svergognata” sia questa regione e quanto “svergognati” siano quasi tutti i politici che la rappresentano. Cultura? Giornali pungenti? Partiti? Liste elettorali non decise dall’alto? Più che sogni a noi sembra che l’alto presule invochi la mano Celeste per un miracolo. “Dio – scrive Bregantini- disperde i superbi, rovescia i potenti e rimanda i ricchi a mani vuote”. Come non vedere, in queste parole, l’identikit di Yuppy Du (in arte Gieffe Vitagliano) e del senatore Maciste per i superbi, o quello di Charlie Brown per i potenti oppure di una Fusco Montalcini per i ricchi? Padre Giancarlo, se Dio disperde i superbi, rovescia i potenti e rimanda i ricchi a mani vuote, la nostra preghiera, per Natale, è che Dio nasca in Molise. Non è una grotta ma è peggio: è una caverna.

Corrado Sala

martedì 23 dicembre 2008

Lor porcelli


Forse non tutti sanno che le recenti cene del Presidente Iorio non si sono tenute, come erroneamente comunicato, a Campobasso e Isernia ma, entrambe, a Cana. Qui, nella tradizione di quella ridente cittadina della Galilea, il governatore, prima d’ogni cosa, per la felicità dell’oste Luigi Mazzuto, sorridente a trentadue fila di denti, ha trasformato l’acqua in vino. Poi, vista la moltitudine presente, moltiplicando cinque pani e cinque pesci Iorio, che per l’occasione tutti chiamavano “Messia”, ha sfamato circa cinquemila persone. Erano presenti, tra questi, tutti gli assessori regionali, il senatore Maciste e l’onorevole Camillina che, ad un primo conteggio, sono risultati nel numero di dodici. Queste curiose analogie, specie nell’imminenza del Natale, ci confermano che nei prossimi giorni non festeggeremo la natività di Nostro Signore, ma quella di Charlie Brown. Lo dicono anche molti altri segni del cielo, come la stella cometa che è improvvisamente apparsa sulla testa dell’assessore Fusco, oppure i tre recipienti, pieni d’oro, incenso e mirra, misteriosamente comparsi tra le mani di Gianfranco Vitagliano che, quanto ad essere cammelliere, è un cammelliere al cubo. Ultimo segno del cielo, inquietante, è un magio nuovo di zecca e tra le mani non stringe un’urna ma una sporta di polistirolo. E’ il magio Scamorza, e in dono, vista la grotta regionale dov’è diretto, porta scamorze passite. Rigorosamente a forma di porcello.

Corrado Sala

sabato 20 dicembre 2008

Lu maritiello


Con una storica esibizione, Michele Iorio, in compagnia di Nicola Di Bari e Toni Santagata, ha dato il buon Natale in musica a tutta la regione Molise. Quella che doveva essere una cena tra il presidente e i suoi amici si è trasformata, a metà serata, in uno dei più grandi eventi canori che la storia della musica ricordi. Per capirci, San Remo, il Cantagiro e lo Zecchino d’Oro, al confronto, sono nulla. Il terzetto, con Iorio nella parte di se stesso, cioè quella di Wanda Osiris, e, rispettivamente, la quasi settantenne assessore alle politiche giovanili della regione Molise, Angela Fusco, nella parte di Nicola Di Bari e Gianfranco Vitagliano in quella di Toni Santagata, ha sciorinato la meglio crema del repertorio pugliese che, in un crescendo rossiniano, ha trovato la sua apoteosi nei brani finali: “la Zita” e “Vagabondo”, successi coi quali Santagata e Di Bari hanno furoreggiato lungo tutti gli anni ’70. In una regione di poligami e apolidi politici non poteva essere diversamente. Gli amici del presidente, infatti, son tutti dal matrimonio facile e senza fissa dimora. Pur di maritarsi con Charlie Brown sono disponibili a lasciare case, dimore e famiglie politiche di provenienza. Zite e vagabondi, si sprecano. Infatti, vestiti da zita stavano Cavaliere e Di Falco e, vestito da vagabondo, stava Berardo. L’unico, vestito da se stesso, col cappello di mollica in testa e col vestito di carta, come Pinocchio, era il senatore Maciste. Chiuso nello stanzino delle scope a cantare “Lu matitiello (vino, vino)”. Intelligenti pauca.

Corrado Sala

Long John


Come per il vino, il formaggio e l’olio, esiste il doc, la denominazione d’origine controllata, anche per gli editori e i giornali. Lo stabilisce una proposta di legge regionale e ce lo ha ricordato, dal posto fisso che occupa in piazza Navona, con una tortora in testa, anche il senatore Maciste. “Questa legge - scrive Maciste, con la penna in una mano e la bottiglia del Long John nell’altra – metterà i nostri editori, quelli veri, non quelli che utilizzano i fondi pubblici arraffati fraudolentemente per diffamare e ingiuriare tutto e tutti, nella condizione di poter svolgere il loro lavoro con maggiore tranquillità”. Non ne abbiamo dubbi, da oggi saremo tutti più tranquilli, compresi i sanitari del San Camillo dove Maciste, pronunciate queste parole, è stato immediatamente trasferito per un elettroencefalogramma che, come prevedibile, non ha mostrato la solita linea zigzagante, comunque esclusa in partenza dai medici, ma una scritta nera su fondo bianco: Nuovo Molise. E’ stato chiaro, a quel punto, che l’attività cerebrale macistiana non è fatta, come per tutti, di reazioni elettrochimiche ma di ossessioni. E tra queste, quella più robusta, riguarda la stampa diffamante e ingiuriosa, cioè quella che tutti i giorni, come per il vino, il formaggio e l’olio, e adesso anche per i giornali e gli editori, gli ricorda che il doc esiste anche per i miracolati e che tra questi, Maciste, nella classifica è il più doc e miracolato di tutti.

Corrado Sala

mercoledì 17 dicembre 2008

Col pensiero rivolto a Darwin


Tra le molte cose ingiuste e bugiarde abilmente messe in giro da Nuovo Molise, quelle più calunniose di tutte riguardano la sanità molisana e il suo capo, l’ingegnere norvegese Sergio Florio. Quest’uomo, che nella vita fa il Troll, in realtà si chiama Haugtusser Iuftekaller Dovregrubben e la sua vera occupazione è contendere ad Angelina Fusco il primato di rimedio contro il singhiozzo. Chi di voi non vi credesse, gli faccia visita e s’aspetti di trovarlo nel proprio ufficio con in testa un lungo cappello rosso a calza. Pur di far paura e spavento egli è disposto a tutto. Persino a restare a capo dell’azienda sanitaria regionale, laddove ce lo ha messo, rintrollito e contento, quel grande troll da norcineria di Iorio Tse Tung. Sembra, da indiscrezioni circolate in stato d’ebbrezza, che le intenzioni del governatore su Florio siano di recente mutate. Anzi, ribaltate. A rivelarlo è stato il fiorista ufficiale della regione Molise, inizialmente incaricato di preparare una corona di crisantemi con un drappo viola e ora, a intenzioni virate, ordinato di allestire un bel bouquet di margherite. Insomma, da morto che lo si voleva oggi Florio sembra destinato a restare dov’è. Perché? Sotto al muschio norvegese, quali segreti nasconde quest’uomo? Noi, col pensiero rivolto a Darwin, non abbiamo risposte ma una certezza. Se l’uomo discende dalla scimmia, i capi della sanità molisana discendono dalle scimmiette. Non vedo, non sento, non parlo. Te capì!

Corrado Sala

martedì 16 dicembre 2008

The Pork Side of the Moon


Esperti come siamo di ufologia e scienze occulte, ci siamo recati ai gazebo molisani del Pdl. Quelli, per capirci, allestiti da Ulisse Maciste in collaborazione con Filoteo Di Sandro. A conferma di antichissime profezie e delle rispettive origini extraterrestri, i due si sono presentati sotto i tendoni vestiti come Sun Ra, Di Sandro, e, nelle fogge del Mago Otelma, il senatore Maciste. Memori d’esser stati, in una precedente vita, dei dischi volanti, le due levatrici (sic!) del Pdl molisano hanno compilato, per il prossimo congresso nazionale di marzo, una lista interamente partorita su Marte. Marziani, ad esempio, sono quei politici in copia unica come il nostro amico, alieno e tricheco, di Oreste Campopiano, oppure quelli nati dalla scissione dei neutrini quali l’ex assessore alle valanghe, Emilio Orlando, oppure il balneatore Pasquale Glave, una specie di Remo Di Giandomenico coi baffi e le pinne. The lunatic is in my head, cantavano i Pink Floyd nel mitico album The Dark Side of the Moon. Noi, adesso, i lunatic, celi ritroviamo in Molise. La speranza è che, cadendo nel 2009 il 40° anniversario dello sbarco dell’uomo sulla luna, Berlusconi questi lor signori pidiellini alla Charlie Browb, con le antenne e la coda riccia ce li spedisca sì in congresso, ma su Selene. Se così fosse i Pink Floyd (i tre restati dopo la recente morte di Richard Wright) tornerebbero in studio per un disco celebrativo. Ce lo ha assicurato, in un’intervista esclusiva, Roger Waters, leader della band, anticipandoci anche il nome dell’album: The Pork Side of the Moon. Titolo degno del Molise e di semplice traduzione. Il lato suino della luna, in italiano suonerebbe così. E visti i porcelli e le porcelle molisane, come non essere d’accordo?


Corrado Sala

domenica 14 dicembre 2008

Ghigliottinati alle terga


Ci è occorso, questo fine settimana, di visitare il castello Ciamarra a Torella del Sannio. Occasione il gustosissimo evento, “Misteri e sapori”, organizzato dalle quelle due belle teste (e non solo) di Michela Ciamarra e Antonella Santillo, spiritatissime animatrici dell’associazione “Molisando”. Tra le tante e meravigliose cose che abbiamo visto, accompagnati dalla misteriosa e coltissima castellana Angela Piscitelli, ne abbiamo scorto una che, per mancanza della materia prima, non potrà mai essere utilizzata sui politici molisani. Almeno nella forma classica d’impiego. Si tratta di una ghigliottina portabile con la quale secoli addietro, in quel castello, fu mozzato il capo a un malfattore. Ora, potreste voi mai ghigliottinare il senatore Maciste, l’onorevole Camillina o, pescando tra le seconde e terze file, l’assessore Montalcini, il camerata Scamorza, il sindaco don Nicander, il consigliere Fascina-Granella oppure, scendendo sempre più in giù, qualcuno dei bagagli a mano di don Michele da Morrone? Qualcuno, per capirci, di quelli che Charlie Brown porta sempre con se in Italia e all’estero. Potreste, al più, mozzargli la lingua o un orecchio, la punta del naso o gli alluci dei piedi ma, per quanto possiate disperare, non vi riuscirà mai di rasoiarli quella cosina rotonda che il Creatore, fatte le gambe, il tronco e le braccia ha apposto sul collo col nome di testa. Per aver successo vi resterà una sola via. Ghigliottinarli, come dire?, da dietro. Talvolta la Natura, che si sa è imperfetta, mischia le cose. Specie in politica dove le terga, e la testa, spesso occupano lo tesso posto.

Corrado Sala

sabato 13 dicembre 2008

L'esondazione di Maciste


Oltre a quella del Tevere, si teme a Roma in questi giorni l’esondazione del senatore Maciste. Non è infatti sfuggita agli addetti ai lavori la preoccupante crescita di comunicati stampa che quest’uomo, illuminato come una lampadina fulminata, sta riversando su tutti gli organi di informazione. Egli non perde occasione per propalare alla pubblica opinione il suo pensiero, rigorosamente pieno di contenuti come una stanza vuota. Lo ha fatto, ad esempio, qualche giorno addietro comunicando al mondo che se lo Zuccherificio del Molise s’è salvato è solo e soltanto per l’intervento di Michele Iorio. La cosa, in se surreale, se non altro è stata utile per renderci noto come egli, il senatore Maciste, sulla vicenda invece non abbia fatto un’emerita ceppa. Ed è questo il vero motivo per il quale lo stabilimento saccarifero s’è salvato. La cosa, però, stando in questi termini ha gettato in uno stato di angosciosa disperazione i sindaci del “cratere” le cui speranze, sul tema dei rimborsi, sembrano affidate, oltre all’onorevole Camillina, la “bella addormentata nel bosco” della Camera dei deputati, manco a dirlo al senatore Maciste. Conoscendo loro, e l’alacre vivacità del rispettivo encefalogramma, c’è da attendersi che i due, sulla questione, ci dormicchieranno rispettivamente alla Camera e al Senato. A tanto ci siamo ridotti, a consegnare le speranze del “cratere” a questa coppia di parlamentari che stanno alla politica come il Faemino e l’Hag stanno al caffè vero.

Corrado Sala

venerdì 12 dicembre 2008

Cristiano Fascina-Granella


“Noi dell’Italia dei Valori siamo per un reale taglio dei costi della politica a partire dalla costituzione di un unico Parlamento sino ad arrivare all'abolizione delle comunità montane passando per le Province”. Questo lodevole proposito iperabolizionista lo si deve al figlio dell’onorevole Trebbia, Cristiano Fascina-Granella, consigliere provinciale di Campobasso. A questo Escamillo di Montenero, una specie di Fusco-Perrella da corsa campestre, l’Italia dei Valori ha assegnato una funzione vitale per l’intero movimento dipietrista: quella di disco rotto. E’ a lui, e solo a lui con l’eccezione dell’illustre genitore, che spetta di recitare l’imperioso incipit: “Noi dell’Italia dei Valori”. Quello che, per intenderci, questa genia di lor signori mette ovunque, anche al ristorante. Cameriere - “Allora, il signore ha deciso?”; Di Pietro (Junior e Senior) – “Noi dell’Italia dei Valori siamo per il timballo e la gallina ripiena”; “E da bere, cosa gradiscono?” – “Noi dell’Italia dei Valori siamo per il mosto, crudo e cotto”. Insomma, preceduto dall’ossessivo refrain, Cristiano Fascina-Granella, consigliere provinciale, ha proposto l’abolizione delle province, evitando però quella di se medesimo. Così, alla prossima tornata, ce lo ritroveremo, timballo e ripieno, direttamente in regione. Tutto questo col placet dell’illustre papà Trebbia, dimentico che il nepotismo, il familismo e il papatismo, sono tra le degenerazione peggiori del tanto combattuto verminaio politico. Timballo e gallina, mosto crudo e cotto e cervello a bagnomaria.


Corrado Sala

Raggi X


Afflitti come eravamo da un terribile stato influenzale, pensavamo di essere preda di un’ allucinazione quando ad un tratto, sul video, abbiamo visto apparire la nota attrice Maria Grazia Cucinotta intervistata dalla fatina della televisione regionale, la collega Barbie Avicolli. L’Avicolli, così com’è, con quella sua aria da Maria Giovanna Elmi pentra, è la fidanzata bionda che tutti vorremmo avere; e la Cucinotta, che noi vorremmo (lei si!) consigliera di parità di questa regione, è, al pari della Avicolli e salvo la diversa complessione, la fidanzata mora alla quale tutti vorremmo accompagnarci. Insomma, mentre eravamo in preda a questa meravigliosa allucinazione dalla quale non ci saremmo mai voluti svegliare, siamo stati costretti ad un brusco ritorno alla realtà quando sul monitor c’è apparso uno tra i politici più simpatici ma certamente meno adatti ad un concorso di bellezza. Di rosso vestito, con un maglione che gli conferiva un’aria Sperlari, da caramella Rossana, si è materializzato l’assessore Marinelli. Nella sequenza televisiva si vedeva Frankie George nell’atto di descriveva qualcosa alla bella attrice ma, con palese evidenza, appariva chiaro che i suoi pensieri fossero rivolti altrove. Parlava di “ndocciata” e guardava la Cucinotta con due occhi, come dire?, a raggi X. Bravo Frankie! Finalmente un segnale di vita da una giunta di morti.


Corrado Sala

La cernia


Il senatore Maciste, così come ce lo mostrano le foto, con quella sua tipica espressione da cernia (per capirci a bocca mezza aperta e mezza chiusa), è una creatura che, politicamente, non sarebbe mai esistita se non ce l’avesse inventata Michele Iorio. Per uno che con l’elettorato, realmente, con un nome (Maciste) da scrivere sulla scheda, non si è mai misurato, è certamente un buon risultato: assessore alla sanità prima, e senatore poi, con un semplice oplà di Iorio al cui volere, tutti, more pecorum, si sono genuflessi. Questa sera, a reti unificate, in mondovisione e a tralicci tutti accesi, perché ognuno possa godere dello spettacolo, Michele Iorio, cui toccherà tra qualche settimana anche il discorso di fine anno, verrà intervistato da una nota telegiornalista a cui noi non contestiamo lo stato di famiglia ma l’attitudine a rilasciare pagelle. Per chi, con lei, non è d’accordo, il voto alla voce “indipendenza” è uno zero rotondo. Dice la nostra: tanto più si è indipendenti quanto meno si è iscritti a libro paga di qualche potente. Noi invece, l’indipendenza, la riconosciamo a tutti e la diamo sempre per scontata, con e senza libro paga, e anche se ad intervistare il dottor Frankenstein - l’inventore di Maciste - sarà un prossimo congiunto del senatore. Su quanto si sia, se lo si sia e come lo si sia, indipendenti e terzi c’è solo un giudice: il lettore e il telespettatore. Alla trasmissione potranno intervenire i cittadini. Bene, lo farà anche Corrado.

Corrado Sala

sabato 6 dicembre 2008

No Iorio? No party!


Il crollo di un traliccio ha impedito, ieri, la messa in onda della trasmissione: “Iorio. Santo subito”. In alternativa, dal salotto di casa, su un sofà vuoto dove nessuno sedeva, è stato intervistato il Principe della zolla, senatore Maciste. Si sa, Maciste è come l’ombrello nelle gite: ce n’è sempre uno pronto nel cofano. Grande è stata la delusione e lo sconforto in tutta la regione, quando, sintonizzatisi sulla rete marescialla, i telespettatori si sono visti apparire un monoscopio vuoto che confermava la presenza di Ulisse Maciste. Dopo un’ora di silenzio conventuale, quello dell’intervista domestica al senatore, le trasmissioni sono riprese con un’edizione speciale del Tg. Quello che sembrava un episodio provocato dal maltempo si è rivelato, in realtà, un atto di sabotaggio. Come Feltrinelli a Segrate nel ’72, è stato trovato dilaniato, accanto al traliccio, un uomo che all’apparenza si presentava come un operaio ma che, ad un esame più approfondito, si è rivelato uno strillone di Nuovo Molise. Chiara quindi la pista che stanno seguendo gli inquirenti, quella di una atto terroristico finalizzato alla sovversione dell’ordine costituito. Un ordine, sia detto di passata, dove tra compari e famigli se la cantano e se la suonano. Tutto rinviato all’8 dicembre, fanno sapere, data nella quale cade il genetliaco della collega Lusetta Sammartin. Giornata che dedicheremo alla Tv, ai sandwich e alle libagioni. No Iorio? No party!

Corrado Sala

venerdì 5 dicembre 2008

Il santo e la perla




Le notizie di oggi, quelle di rilievo, sono sostanzialmente tre: i bersaglieri hanno fato breccia a Porta Pia, Nicola Di Bari ha vinto Canzonissima e Michele Iorio sarà ospite, questa sera, di un’emittente televisiva locale specializzata, sia detto di passata, nelle interviste al presidente della regione. Una, per precisione, ogni 20 minuti. I colloqui con Charlie Brown, uomo di titanio, fiammeggiante e indistruttibile, sono ormai un classico della televisione e, segnatamente, della fiction. Termine inglese che sta per “finzione” ma al quale, restando al gergo televisivo, noi preferiamo quello più rappresentativo e decoroso di “sceneggiato”. Così, negli anni ’70, tempo immarcescibile nella nostra memoria, venivano chiamate quelle miniserie Tv ispirate, il più delle volte, a romanzi e novelle. L’amaro caso della baronessa di Carini, Ritratto di donna velata, Il segno del Comando, Sandokan, Andromeda e via ricordando. Tratto comune e centrale, di molte storie, la presenza di una donna: fatale, eterea, irresistibile. Sarà così anche stasera e protagonista dello sceneggiato, o meglio ancora della sceneggiata, non sarà Michele Iorio, ma lei, la Perla di Labuan del palinsesto televisivo regionale. “Iorio. Santo subito”: questo il titolo (vero) della trasmissione; fiction invece il tema: quello dei “due” anni del governo Charlie Brown. Come se quest’uomo non fosse al timone da 7 lunghi anni, ma fosse arrivato, or ora, dalla montagna con la piena. Lo confessiamo, noi non perderemo una battuta. Ore 21,15: Tv accesa, frittatone di cipolle, birra ghiacciata e (per dirla alla Fantozzi) rutto libero.

Corrado Sala

mercoledì 3 dicembre 2008

Uno, Maciste e centomila


Il senatore Maciste, indebitamente sottratto alla pallavolo, anche ieri sera, lasciando il posto fisso che occupa in piazza Navona, ha inteso rimarcare, in una nota indirizzata all’europarlamentare Aldo Patriciello che è lui, ed lui solo, ad indossare la “veste” di coordinatore di Forza Italia. Noi non vorremmo mai essere nei panni di Ulisse Maciste, perché nella veste di quest’uomo dai cappottini succinti verremmo a trovarci, oltre che in un personale stato di cupa disperazione, anche nella triste condizione di pompa funebre di Forza Italia. Ulisse Maciste, mostrandosi per una volta in vita sua frivolo e farfallone, finge di non conoscere quello che tutti già sanno: Forza Italia, di fatto, non esiste più. E a scioglierla è stato esattamente chi l’ha creata: Silvio Berlusconi. Questo, però, a Maciste nessuno l’ha detto ed egli, pirandellianamente, continua a vive più e più ruoli. Un giorno Coordinatore dei Coordinatori del Pdl, un giorno co-coordinatore insieme – sia detto absit iniuria - all’antiviagra Di Sandro, un giorno ancora (a convenienza), coordinatore di Forza Italia. Pirandello, se l’eroe di Carovilli fosse già esistito, avrebbe certo cambiato titolo al suo celeberrimo romanzo chiamandolo, più opportunamente, “Uno Maciste e centomila”. Ma non è andata così. Pirandello, fortunatamente per lui, è morto prima che Maciste arrivasse al senato. Il Creatore, che si sa è magnanimo, ha voluto risparmiargli di essere contemporaneo di tale catastrofe. Tuttavia, Pirandello o no, quest’uomo non va allontanato da Forza Italia, va schiodato! Dinanzi alla tenacia con la quale egli resta attaccato alla poltrona di coordinatore di Forza Italia l’ostrica, sullo scoglio, ci appare un mollusco da staccare via con un soffio. Noi, tuttavia, confidiamo in Silvio e nel suo ottimismo e siamo fiduciosi che accoglierà la preghiera dei molisani. Quella di conferire a Maciste l’onorificenza di coriandolo della Repubblica potendo continuare, in tale veste, a volare di poltrona in poltrona, di coordinamento in coordinamento.


Corrado Sala

martedì 2 dicembre 2008

Una pipa a te, una pipa a me


“One for you, one for me”. Forse non tutti sanno che lo storico hit-single dei fratelli La Bionda è diventato l’inno ufficiale delle strutture che il Molise dedica alle pari opportunità. La consigliera, la commissione, tutto il carrozzone pariopportunista canta da mattina a sera questo refrain: “One for you, one for me” che, tradotto per quelli di Carovilli e di Bojano, che l’inglese l’hanno studiato sulla Settimana enigmistica, significa: uno per te, uno per me. Lo avranno cantato, durante il viaggio aereo, tutte le Raffaelle Carrà aggregatasi, per pariopportunismo, al viaggio regionale fatto qualche giorno fa a Bruxelles. Occasione, la presentazione di un libro sul tombolo. D'altronde questo abbiamo e mostriamo: scamorze, tomboli e facce al titanio. V’è da chiedersi – e bene ha fatto Giacinto Facchetti Petraroia a farlo – chi abbia pagato viaggio e soggiorno per i passeggeri, come dire?, extraistituzionali. Non passa anno, semestre, mese senza che il popolo e il codazzo delle caciotte non si muova e che, con la solita tracotanza e la solita scusa dei prodotti tipici, degli usi e costumi molisani, non scrocchi qualche viaggio al contribuente. Dalla Polonia all’Argentina, dal Belgio agli Stati Uniti, sempre col tombolo in una mano e il mezzo chilo di scamorze nell’altra. E volano e viaggiano e ridono che sembrano la nazionale del mundial spagnolo. Era l’82 e la pipa, sull’aereo, la fumavano Pertini e Bearzot. Oggi, sugli aerei regionali, alle pipe ci pensano, per pari opportunità, anche le pariopportuniste. Una pipa a te una pipa a me. One for you, one for me.


Corrado Sala

lunedì 1 dicembre 2008

Gianmaciste Vitacomo


Quando lo stavano costruendo, a casa di Girolamo La Penna, l’idea del Padreterno, che si sa prevede il futuro, era di chiamare il democristiano Gianfranco Vitagliano Attila, Barabba o Mortimer, già sapendo che avrebbe fatto, nella vita, il pitbull. Ma La Penna, che all’epoca contava più del Padreterno, e vedeva ancora più lontano, non fu d’accordo e propose invece il nome di Gianmaciste. Sapeva, La Penna, che un giorno ancor lontano a venire, Vitagliano e Maciste si sarebbero uniti per l’eternità. Come nella Bibbia: “i due lasciarono il padre e la madre e divennero una cosa sola”. Sempre in quel tempo, a Carovilli, dove invece i proconsoli di Bettino Craxi costruivano il socialista e futuro senatore Maciste, l’idea era quella di dargli, per cognome, quello di Casadei o Cinzano, essendo indecisi, in via del Corso, se affidargli il ruolo di balera o quello di vermouth. Alla fine anche Craxi, che contava e vedeva più del Padreterno e di La Penna messi insieme, prese una terza decisione. Di cognome, quest’uomo, avrebbe fatto Vitacomo, tanto quei due che fingevano di litigare il giorno avrebbero fatto, come i ladri di Pisa, pace la notte. Affratellatisi, i due, si son detti: “S’affrittella un ovino?”, e l’omelette, come dire?, volevano cuocerla all’olio santo per mandare all’altro mondo Nuovo Molise. Gainmaciste Vitacomo, creatura quasi pirandelliana (ricordate Vitangelo Moscarda?), invoca il fuoco dell’inferno per “cocere” la nostra redazione. Gianmaciste fa la faccia feroce, ma è un Grisù loffio: sputa “foho dipinto”, come disse Pinocchio del camino di Geppetto. Fuoco finto. Come loro. Anzi, come lui: Gianmaciste Vitacomo, Grisù della Termoli-Carovilli.

Corrado Sala