sabato 13 dicembre 2008

L'esondazione di Maciste


Oltre a quella del Tevere, si teme a Roma in questi giorni l’esondazione del senatore Maciste. Non è infatti sfuggita agli addetti ai lavori la preoccupante crescita di comunicati stampa che quest’uomo, illuminato come una lampadina fulminata, sta riversando su tutti gli organi di informazione. Egli non perde occasione per propalare alla pubblica opinione il suo pensiero, rigorosamente pieno di contenuti come una stanza vuota. Lo ha fatto, ad esempio, qualche giorno addietro comunicando al mondo che se lo Zuccherificio del Molise s’è salvato è solo e soltanto per l’intervento di Michele Iorio. La cosa, in se surreale, se non altro è stata utile per renderci noto come egli, il senatore Maciste, sulla vicenda invece non abbia fatto un’emerita ceppa. Ed è questo il vero motivo per il quale lo stabilimento saccarifero s’è salvato. La cosa, però, stando in questi termini ha gettato in uno stato di angosciosa disperazione i sindaci del “cratere” le cui speranze, sul tema dei rimborsi, sembrano affidate, oltre all’onorevole Camillina, la “bella addormentata nel bosco” della Camera dei deputati, manco a dirlo al senatore Maciste. Conoscendo loro, e l’alacre vivacità del rispettivo encefalogramma, c’è da attendersi che i due, sulla questione, ci dormicchieranno rispettivamente alla Camera e al Senato. A tanto ci siamo ridotti, a consegnare le speranze del “cratere” a questa coppia di parlamentari che stanno alla politica come il Faemino e l’Hag stanno al caffè vero.

Corrado Sala

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